Avril Lavigne racconta a Neala Johnson della sua armoniosa vita matrimoniale e dello scrivere successi da ubriaca.
Negli USA ti trovi alla 1° posizione per il singolo e per l’album. Come hai festeggiato?
Ora sono in Giappone, per lavoro. Ma ho tenuto una festa il giorno della pubblicazione (dell’album) a New York, dunque è stato divertente. Anche il mio disco precedente (“Under My Skin”, 2004) era alla numero 1 ovunque, in un sacco di posti. Il primo no, perché ero nuova nel giro e stavo appena cominciando. Ma è favoloso, poichè è un po' come una ricompensa ed è una cosa davvero fantastica. Quindi sto cercando di godermelo del tutto adesso.
Ti senti a tuo agio e sicura di te nell’industria discografica?
Sì. Voglio dire, mi sentivo proprio fiduciosa riguardo quest’album, ecco perché è intitolato “The Best Damn Thing” [ride.] Ma mi sono sempre sentita felice e sicura di me stessa. Se avessi venduto soltanto mezzo milione di dischi, sarebbe stato grandissimo per me. O se avessi fatto successo solo in Canada e da nessun’altra parte, sarebbe stato ugualmente grandissimo per me. Qualunque cosa sarebbe andata bene.
E’ stato divertente registrare questo album?
Sì. E’ stata come una grande festa. Passavamo del tempo alcuni giorni non lavorando proprio. Sai, bevendo, perdendo tempo e magari non iniziando fino a mezzanotte. Ho trascorso un buon momento con le persone con cui stavo lavorando. E’ stato positivo per me introdurmi in quel tipo di ambiente.
E’ vero che hai scritto “Girlfriend” mentre eri ubriaca?
Sì, il ritornello [ride].
Quando sei tornata sobria il giorno dopo, cos’hai pensato?
Ho pensato fosse grandiosa [ride]. Abbiamo scritto anche “I Can Do Better” da ubriachi. Tutto qui, comunque.
Scrivi pezzi migliori quando sei ubriaca?
Credo che riesca in entrambi i modi – certamente non vorrei trovarmi ubriaca per ogni canzone. Solo un paio, mi proietta in uno stato di allegria.
E’ strano cantare di rapporti finiti male, come in “Everything Back but You”, ora che sei felicemente sposata?
E’ la stessa cosa di “Girlfriend”. Ci sono un paio di canzoni non tanto serie o che trattano argomenti che non mi riguardano in prima persona. In alcune canzoni dò addosso ai ragazzi, ma non è fatto in modo astioso, serioso. E’ fatto in modo molto divertente, scherzando sui ragazzi e su come sono fatti.
La musica ha mai uno sfondo profondo e personale per te?
Oh sì, sicuramente. Voglio dire, “My Happy Ending” è un pezzo molto personale del mio album precedente. Quest’album volevo che fosse un po' leggero. Il mio scorso disco era un po' più malinconico e profondo…non più profondo, ma più cupo, dal punto di vista dei testi. Semplicemente perché era ciò che stavo attraversando, ero in un periodo più buio della mia vita [ride]. Avevo 18 anni con il mio album precedente. Sono un po’ uscita fuori da quel periodo, dunque questo disco ha un approccio un po’ differente.
Quando canti “Sk8er Boi” o “Complicated” adesso, continui a sentirle tue?
Amo cantare queste canzoni. Durante il mio tour precedente, ho iniziato a rendermi conto che molte delle mie canzoni erano cupe e pensavo “Eh, non mi sento davvero più in questo modo adesso”. Ma erano la maggior parte delle tracce dell’album. Mi piace cantare tutti i miei successi, perché è sempre divertente – quando sei sul palco, nell’attimo in cui inizi a suonare una canzone che tutti conoscono, il luogo intero si ravviva.
Gwen Stefani disse alla rivista “Hit” che, quando fece la tournée per il suo album da solista, amava vedere ragazze nella folla che erano ovviamente al loro primo concerto. Deve succedere spesso a te, anche.
Sì. Anche perchè suono degli strumenti, un sacco di mamme o di ragazze mi hanno detto che hanno iniziato a suonare la chitarra grazie a me, e questo credo sia davvero bello.
Pink è in Australia adesso e parla molto apertamente di politica e dei diritti degli animali. Tu hai mai pensato di parlare francamente riguardo cose del genere?
Non ho proprio parlato di politica, non mi sono mai diretta in quella direzione. Ma è positivo quando la gente lo fa, specialmente qualcuno come lei; è molto schietta, come dicevi. Probabilmente è molto intelligente, ne sa molto a riguardo ed è una cosa che le sta molto a cuore, buon per lei. Penso sia fantastico che gente così lo faccia. Dipende davvero in cosa vuoi impegnare te stesso e quanto seriamente tu voglia prenderlo.
Tuo marito, Deryck Whibley, ha lavorato con te per “The Best Damn Thing”. Ci sono cose che lui fa per la sua band Sum 41 e che tu volevi trasportare sulla tua musica?
No, non è stato così. Le tracce “Contagious” e “One of Those Girls” sono molto, diciamo, pop-rock, con forti chitarre e sentivo che lui sarebbe stata la persona migliore per farlo. Perchè non puoi semplicemente dare una canzone come quella ad un produttore e prendere in prestito dei musicisti. Vuoi persone valide. Ed io voglio scegliere i musicisti che desidero suonino nel mio album, dunque ho fatto suonare la chitarra a Deryck in quelle canzoni, dal momento che lui possiede un tono giovanile e suona la chitarra in modo davvero energico. Sapevo che sarebbe stato giusto per quei pezzi.
Sembra che tu sia molto protettiva nei confronti dei tuoi pezzi.
Sì, dato che sono io a scrivere un pezzo e ad averne una visione a riguardo, e se non funziona, lo eseguo tutto da capo. Ecco una cosa di me – è probabilmente una buona cosa – che non mi accontento.
Hai la reputazione di una che si fa valere?
Di certo non una reputazione. Tutti mi rispettano perchè sono così. Quest’album l’ho gestito io da sola, senza coinvolgere nessuno della casa discografica, e ciò è positivo. Sono una ragazza che sa cosa vuole ed è più semplice lavorare per conto mio.
I tuoi gusti musicali variano man mano che cresci?
Sì, adesso ascolto Rod Stewart. Non lo ascoltavo in passato [ride]. Mi piace la musica jazz adesso. Quel tipo di musica rilassante per quando giro per casa o cose simili. Ma dipende – se sono in macchina mi piace ascoltare roba più movimentata. Se sono a casa,preferisco roba più tranquilla, come i Radiohead.
Tu e Deryck avete dei battibecchi su cosa scegliere da mettere nello stereo?
La cosa divertente, in realtà, è che ci piace tutta la stessa roba. Quindi non ci sono battibecchi. Siamo sempre per lo stesso tipo di musica.
Quando stavi sottoponendo ad audizione i musicisti che sarebbero stati in tournée con te per quest’album, cosa cercavi?
Dovevano cantare in modo fenomenale [ride]. Ero in cerca di professionisti, che facessero parte di questo giro da un po' di tempo e che potessero cavarsela in ogni situazione. Perché dal vivo si hanno sempre degli incidenti. Come ieri, quando abbiamo iniziato a suonare “Girlfriend” e siamo partiti male, poiché era troppo veloce. Ma la mia band, dal momento che sono così professionali, l’ha rallentata mentre continuavamo ad esibirci, cosa che molte band non saprebbero fare.
Nel frattempo, stavi avendo lo stesso problema che Ashlee Simpson ebbe al Saturday Night Live?
Uhm, no. E’ una cosa diversa – quello è play-back [ride]. Può accadere sempre qualcosa, ma non è un grosso problema, poichè è dal vivo e tutti lo sanno. Quindi, se dimentico una parola, semplicemente mi faccio una risata o sorrido e vado avanti, ed è OK.